Arrampicarsi: la perfezione è nel particolare

Di ALBERTO ,

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Il buono scalatore è attento ai dettagli, a partire dalla pulizie di rocce e appigli.

L’arrampicata è una disciplina dove contano i dettagli, è facile intuirlo. Anche solo pochi centimetri possono cambiare radicalmente l’esito di una scalata, così come può fare l’attenzione con cui si trattano le rocce. Per questo, il buon climber non trascura nessun aspetto, a partire dalla pulizia degli appigli, che deve essere effettuata secondo processi rigorosi al fine di non rovinare le rocce.

Le spazzole da usare sono di vari tipi, ciascuna con un uso specifico e definito, assolutamente da rispettare. La regola aurea, valida per rocce di qualsiasi caratteristica, è quella di non utilizzare mai spazzole metalliche. Tale norma ha un unico strappo: il caso in cui la pulizia del masso venga effettuata la prima volta. Per eliminare terra, muschi e licheni dalla superficie di appiglio può essere utile ricorrere a spazzole di ferro, prestando comunque attenzione a non danneggiare la roccia. Su rocce particolarmente friabili – anche in queste occasioni - è infatti preferibile utilizzare spazzole di plastica dura  (sì, proprio come quelle da bucato).

Se invece ciò che si deve fare è rimuovere la magnesite dagli appigli, le spazzole da preferire sono quelle a setola morbida (possibilmente naturale). Non si pensi ad attrezzature particolarmente sofisticate: difficilmente si trova di meglio rispetto alle spazzole da scarpe – per le superfici più estese – e agli spazzolini da denti – per i buchi e gli appigli più piccoli. Per raggiungere anche le prese più lontane, è bene dotarsi di prolunghe da attaccare alle spazzole. Anche in questo caso si possono adattare allo scopo strumenti nati con altre finalità, dal bastone trovato nel bosco a quello – telescopico e assai sofisticato – da trekking.

Altro strumento che non può mancare nella dotazione di un bravo scalatore è uno straccio da sbattere sulle rocce per rimuovere la magnesite dagli appigli. Quando questa è ormai impastata sulle prese, invece, torneranno utili l’acqua e lo spazzolino (sfregate con cura, mi raccomando!).

Infine, non si deve compiere con leggerezza la scelta riguardo il materiale da utilizzare per migliorare l’efficacia delle prese. La magnesite, in ogni caso, è da preferire al pof (o pece greca). Quest’ultimo, infatti, è vero che inizialmente migliora l’aderenza, ma con il tempo lascia una patina che rende le rocce più “vetrose” e scivolose. A differenza della magnesite, inoltre, il pof non è solubile con l’acqua e resta definitivamente sulla roccia peggiorandone l’aderenza.



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