Ghiacciai, i grandi malati della montagna

Di GIANCARLO COSTA ,

Monte Rosa estivo
Monte Rosa estivo

La "Carovana dei ghiacciai" è una campagna ideata e promossa da Legambiente, in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano, che intende raccontare gli effetti del cambiamento climatico sui ghiacciai per sensibilizzare l'opinione pubblica e riflettere insieme sul futuro delle nostre montagne e del nostro pianeta.
La prima edizione della Carovana si è svolta dal 17 agosto al 4 settembre. Un lungo viaggio attraverso le Alpi, articolato in sei tappe, per monitorare la salute di dodici ghiacciai lungo tutto l'arco alpino: dalla Valle d'Aosta al Trentino, passando per Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli.
Su tutti è stata registrata una forte regressione. Quello in maggiore sofferenza è il ghiacciaio del Fradusta, la cui superficie si è ridotta di oltre il 95%. Il ghiacciaio del Montasio, nelle Alpi Orientali, è invece il più "resiliente" .
Con il progressivo riscaldamento climatico si prevede che nei prossimi decenni i ghiacciai delle Alpi italiane al di sotto dei 3000 metri scompariranno.

Cosa sta accadendo ai ghiacciai ad alta quota?

A causa del riscaldamento globale i ghiacciai alpini si stanno riducendo e sono più di duecento quelli già scomparsi, lasciando campo a detriti e rocce. Tra le metodologie adottate dagli esperti per misurare questo fenomeno, oltre alle misurazioni glaciologiche, c'è anche la comparazione tra la realtà odierna e le vecchie fotografie dei ghiacciai, con risultati che non lasciano dubbi sulla fase di riduzione che questi ultimi stanno attraversando. Si tratta di un fenomeno planetario, assai preoccupante perché - oltre alla perdita di paesaggi affascinanti e di biodiversità - comporta numerose altre conseguenze, come la scomparsa di importanti riserve di acqua dolce.
"Tra gli effetti negativi c'è anche la degradazione del permafrost, cioè di quello strato di terreno perennemente ghiacciato che fa da 'collante' per rocce e detriti, con un conseguente aumento dell'instabilità del suolo" spiega Vanda Bonardo, Responsabile Alpi di Legambiente e referente del progetto. "Dopo il lockdown è aumentato l'afflusso di turisti che salgono in montagna, una tendenza che peraltro si registra già da alcuni anni. Se da un lato è un segno positivo, dall'altro può comportare dei pericoli perché fra quanti salgono in alta quota sono sempre di più quelli senza preparazione o conoscenze specifiche" prosegue Bonardo. "A causa della riduzione del permafrost molti sentieri un tempo sicuri stanno diventando rischiosi, perché soggetti a frane e smottamenti, come per esempio la via che attraversa il ghiacciaio di Indren e porta ai rifugi Mantova e Gnifetti, che ha dovuto essere più volte ritracciata per diminuirne la pericolosità".
Si tratta di un fenomeno che si sta verificando sempre più spesso sulle nostre montagne e di cui diamo conto regolarmente, ad esempio in riferimento ai crolli di roccia sul Monviso.

I risultati della tappa piemontese

"Nella tappa del Monte Rosa – dichiara Marco Giardino, Segretario del Comitato Glaciologico Italiano – abbiamo associato osservazioni panoramiche a rilievi in situ sul ghiacciaio. Il dato fornitoci dagli operatori glaciologici è incontrovertibile: il regresso delle fronti negli ultimi anni è sempre più rapido ed è accompagnato da un cambiamento nel modo di comportarsi delle masse glaciali visitate. Il proliferare di crepacci variamente orientati e di sempre più ampie finestre rocciose dimostra l'insufficiente accumulo per garantire la funzionalità del ghiacciaio". E' questo il risultato del monitoraggio effettuato nella seconda tappa della Carovana sui cinque ghiacciai del gruppo del Monte Rosa: Indren, Bors, Locce, Piode e Sesia-Vigne.
Il primo ghiacciaio ad esser stato visitato è stato l'Indren, (sul versante aostano, mentre gli altri quattro si trovano su quello valsesiano) che si alimenta grazie alle precipitazioni dirette o alle valanghe, ma che essendo esposto a sud-ovest mostra di soffrire molto del riscaldamento climatico. Il ghiacciaio non è più risultato percorribile come un tempo, perché è solcato da crepacci. Quest'anno, poi, la situazione è fortemente anomala: in alto la copertura nevosa è assente, mentre in basso - grazie all'azione delle valanghe - la copertura nevosa resiste, esattamente il contrario di come dovrebbe essere in condizioni normali.
Anche il secondo ghiacciaio esaminato, quello di Bors, è risultato essere in forte sofferenza, con una buona porzione di ghiaccio già esposto, ovvero privo della copertura nevosa invernale che lo protegge dalla fusione. Il sopralluogo degli operatori del Comitato Glaciologico Italiano (CGI) ha confermato il costante regresso frontale in atto da decenni e un consistente aumento degli affioramenti rocciosi a quote elevate (3650 m slm circa) fino alla zona di accumulo, ovvero la zona dove la neve dovrebbe conservarsi tutto l'anno, trasformandosi in ghiaccio e alimentando così il ghiacciaio.
Il ghiacciaio Locce sud ormai ha poco ghiaccio, un fatto testimoniato dalle acque del torrente proglaciale (un corso d'acqua che nasce dal ghiacciaio) che sono modeste se confrontate con quelle provenienti dai ghiacciai Piode e Sesia-Vigne.
Di questi ultimi due, il Piode, che è il ghiacciaio più esteso fra quelli valsesiani, si divide nella parte frontale in due distinte colate che appaiono sempre più appiattite e annerite dal detrito. Nel 2013 una delle due colate si è separata dalla massa centrale diventando una porzione di ghiaccio morto che poi si è disintegrato. Per quanto riguarda l'ultimo ghiacciaio esaminato, quello di Sesia-Vigne, la seraccata ha evidenziato un regresso lineare della fronte superiore ai 20 metri annui, anche se talvolta è mascherato da accumuli nevosi.

Fonte Piemonte Parchi

  • Giornalista pubblicista dal 2004. Direttore responsabile della testata Sport Communities per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it mtbpassion.it dal 2009 al 2015. Proprietario, responsabile editoriale e autore di outdoorpassion.it, runningpassion.it, snowpassion.it, bici.tv dal 2016. Collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999 per la realizzazione di articoli sul backcountry, cioè snowboard­alpinismo. Collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000 per realizzazione di articoli sul backcountry Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD dal 2002, Giornalista Pubblicista dal 2004 Autore, Responsabile Tecnico e Proprietario della rivista MONTAGNARD FREE PRESS dal 2004 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT (DOGMA srl) nel 2006. Collaboratore della rivista ALP da 2007 al 2010. Collaboratore del sito www.snowboardplanet.it nel 2007. Facebook: Giancarlo Costa

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