L'Italia piange sull’acqua versata

Di DAVE ,

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L'acqua, chiunque abbia seguito un minimo le cronache degli ultimi anni lo sa, è una risorsa molto preziosa e in molti pensano che su di essa, in futuro, si giocheranno gli equilibri geopolitici mondiali. Ciononostante, secondo i dati raccolti e resi noti dall'Istat alla presentazione del Censimento delle risorse idriche a uso civile, in Italia sembriamo prenderci pochissima cura di un bene tanto importante.

Nel 2008, anno cui fanno riferimento gli ultimi dati disponibili, sulla rete idrica d'acqua potabile italiana si sono registrate perdite per il 47%. Particolarmente allarmante, poi, è notare come tra le regioni in cui si sono avuti i più alti tassi di dispersione (Puglia, Sardegna, Molise e Abruzzo), ne figurino alcune di quelle in cui - ciclicamente - esplode l'allarme acqua potabile. Con queste macroscopiche inefficienze, il prelievo d'acqua potabile nazionale, nel 2008, è stato pari a 9,1 miliardi di metri cubi, per un fabbisogno medio procapite giornaliero di 250 litri.

Se si inserisce nell'analisi anche l'acqua non potabile, l'inefficienza della rete italiana risulta ancora maggiore: in questo caso, infatti, il tasso di dispersione sale al 65%. Ciò significa che, in Italia, perché siano erogati 100 litri d'acqua è necessario prelevarne 165.

Particolarmente disastrate sono le reti idriche del Mezzogiorno. Nella parte meridionale del nostro Paese, in alcuni casi, per erogare 100 litri di acqua ne servono quasi altri 100. Dietro la lavagna meritano di finire Puglia, Sardegna, Molise e Abruzzo, dove, per ogni 100 litri di acqua erogata, se ne immettono in rete circa 80 in più. In uno scenario tanto desolante, finiscono per risultare virtuose la Lombardia e le province autonome di Trento e Bolzano, che possono "vantarsi" di una dispersione inferiore ai 30 litri per ogni 100 erogati. Tra i comuni con più di 200.000 abitanti, Bari ha la maggiore dispersione di acqua, pari a 106 litri in più immessi per 100 litri erogati, seguono Palermo con 88 litri, Trieste con 76. Dispersioni superiori al 50% per Catania, Roma, Napoli, Torino e Padova. Tra i virtuosi, meritano un applauso i comuni di Venezia, Milano, Firenze e Bologna, con tassi di dispersione inferiore al 35%.



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