Lupi in Piemonte

Di GIANCARLO COSTA ,

Lupo (foto José Luis Rodríguez)
Lupo (foto José Luis Rodríguez)

Aumenta la gente che li vede, perché sono aumentati di numero. Da tre branchi e una ventina di lupi stimati nel 1999, oggi si è passati a 27 branchi e 6 coppie di individui nella zona alpina del Piemonte. Ovvero, una stima minima e documentata di 151 lupi, secondo i dati raccolti lo scorso anno e quello in corso. Sono questi i dati contenuti nel Report sullo status di presenza del lupo nella in Piemonte , presentato da Francesca Marucco, coordinatrice del progetto europeo WolfAlps, durante una recente conferenza stampa che avvisto la presenza dell'assessore regionale all'Ambiente, Alberto Valmaggia e del presidente del Parco Alpi Marittime, Paolo Salsotto.

La maggior parte dei lupi presenti nella nostra Regione è in provincia di Cuneo dove sono stati documentati 17 branchi e 3 coppie per un totale di minimo 101 lupi, e a seguire nella provincia di Torino con 10 branchi e 3 coppie (di cui 1 branco e due coppie da confermare) per un totale di minimo 46 lupi, considerando anche il branco documentato in Val Soana dal Parco nazionale del Gran Paradiso.
Nel nord del Piemonte, ovvero nelle province di Biella, Vercelli, Verbano Cusio Ossola e Novara ci sono individui solitari stabili e di passaggio, ma non branchi.
Territori montani liberi dalla presenza stabile del lupo sono presenti oramai solo più nel nord del Piemonte.
A livello regionale, ci sono, dunque, più lupi nel cuneese e nel torinese, e non tanto a livello locale - dove il branco occupa esclusivamente il proprio territorio - ma a causa dell'aumento di branchi adiacenti uno all'altro e in forte competizione territoriale, e dove il lupo compare nelle zone collinari e pedemontane.
Di conseguenza, aumenta la dinamicità interna dei branchi e per questa ragione il Piemonte è arrivato a un numero di esemplari difficilmente valicabile: per gli alti turn-over che subisce la specie dovuti a una mortalità causata da conflitti tra individui, ma anche da più frequenti investimenti e azioni di bracconaggio che si registrano in aumento.
«Oggi, monitorare il grande predatore è diventato un lavoro scientifico sempre più difficile, spiega Francesca Marucco, per l'aumento di densità, di branchi adiacenti, di alte dinamiche sociali e territoriali» ed è reso possibile grazie alle conoscenze sviluppate nel tempo sui branchi presenti, e grazie al personale delle istituzioni che partecipano al Network Lupo Piemonte, team professionalizzato nell'arco di vent'anni e che oggi costituisce un vero patrimonio regionale. Il Piemonte è infatti una delle poche - se non l'unica - regione italiana a poter presentare dati aggiornati e certi sulla presenza del grande carnivoro.

Il Network Lupo Alpino è coordinato dal Centro di Referenza Grandi Carnivori, nell'ambito del Progetto Life WolfAlps , che fa capo al Parco naturale Alpi Marittime e al quale hanno collaborato le Università, i Servizi Sanitari regionali (A.S.L.), l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale (I.Z.S.) e i Comprensori Alpini di caccia. Quattrocentosette operatori appartenenti a quarantatré Enti distribuiti sull'intero territorio piemontese e alpino (Aree protette regionali e nazionali, Regioni e Province, Città Metropolitana, Corpo Forestale dello Stato oggi Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dell'Arma dei Carabinieri) che necessita di personale e di risorse economiche per garantire un lavoro duraturo nel tempo.
Nel Report sono presentati anche i dati relativi ai danni da canide subiti da bestiame domestico e indicazioni sulle importanti misure di prevenzione messe in atto in Piemonte. 'Danni da canide' perché, è bene ricordarlo, che non è possibile distinguere con assoluta certezza quale sia il predatore responsabile di una predazione (lupo o cane) ma soltanto un grado di probabilità lupo/cane che va da «probabile, a dubbia, a responsabilità del lupo esclusa oppure inverificabile quando non sono disponibili elementi per definire l'esito della necroscopia.
Il monitoraggio dei danni ha interessato inizialmente le province di Cuneo e di Torino per poi essere esteso anche alle altre province: Verbano-Cusio-Ossola, Alessandria, Vercelli, Biella, Asti.

Tra il 1999 e il 2016, ovvero i primi anni di presenza del lupo in Piemonte, nonostante i branchi fossero pochi, si sono verificati numerosi attacchi con molte vittime. Probabilmente dovuti al forte impatto che il predatore ha determinato sui sistemi zootecnici all'inizio della sua presenza, quando i metodi di allevamento si adeguavano a un contesto senza predatori. «Con il ritorno del lupo si sono dovute modificare abitudini lavorative profondamente radicate», scrive Menzano nel Report.
In seguito all'abbandono del pascolo brado e semi-brado e all'adozione di misure di protezione, il numero di vittime negli anni ha subito una tendenza negativa, nonostante l'aumento del numero di branchi. Gli attacchi sono diminuiti e quando avviene, si conferma il fatto che un'azienda non segue una serie di accorgimenti essenziali, quali: recinzioni mobili elettrificate, ausilio di cani da guardiania, la presenza di una guardiano al pascolo, cui vanno aggiunte le quote di indennizzo erogate per mitigare i danni subiti dagli allevatori.

Dai dati riassuntivi degli attacchi mancano quelli relativi alle vittime mai segnalate dai pastori.
E su questo c'è ancora molto da lavorare: convincere i pastori a denunciare alle autorità competenti ogni evento predatorio che si verifichi, perché solo così i dati raccolti ufficialmente possono essere utilizzati dalle pubbliche Amministrazioni per effettuare corrette considerazioni ai fini della gestione del lupo, che sappiamo bene quanto faccia discutere ogni volta che si affaccia agli onori della cronaca.

  • Giornalista pubblicista dal 2004. Direttore responsabile della testata Sport Communities per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it mtbpassion.it dal 2009 al 2015. Proprietario, responsabile editoriale e autore di outdoorpassion.it, runningpassion.it, snowpassion.it, bici.tv dal 2016. Collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999 per la realizzazione di articoli sul backcountry, cioè snowboard­alpinismo. Collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000 per realizzazione di articoli sul backcountry Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD dal 2002, Giornalista Pubblicista dal 2004 Autore, Responsabile Tecnico e Proprietario della rivista MONTAGNARD FREE PRESS dal 2004 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT (DOGMA srl) nel 2006. Collaboratore della rivista ALP da 2007 al 2010. Collaboratore del sito www.snowboardplanet.it nel 2007. Facebook: Giancarlo Costa

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