L'obbiettivo estremo, una sfida personale con dolori e gioie | Outdoor Passion

L'obbiettivo estremo, una sfida personale con dolori e gioie

Di GIANCARLO COSTA ,

Ironman Lanzarote
Ironman Lanzarote

Quando ti prefiggi di sfidare te stesso per compiere qualcosa di difficile, quando pensi di fare un’impresa, sei disposto ad affrontare qualsiasi difficoltà per portarla a termine, per poter dire ce l’ho fatta, ci sono riuscito. E’ quello che succede a tanti sportivi di gare estreme. Una gara estrema per eccellenza è l’Ironman, la parola spiega quasi tutto, cioè uomo di ferro che è definito colui che compete partecipando ad una gara sportiva di tre discipline, nuoto 3,8 km, bici 180 km e maratona 42,195 km. .

Ecco la testimonianza di un atleta (1): “E’ dal 2008 che Lanzarote mi ronza per la testa Già nel 2006 si stava materializzando l’idea dopo aver fatto il primo mezzo ironman di Bellaggio e la follia e il delirio iniziavano a scavarmi dentro. A febbraio il male di gola, 15 giorni di antibiotico e stop totale degli allenamenti per 3 settimane. Poi iniziava ad andare bene, mi sono inventato la marcia dove scarico l’articolazione mentre marcio per poi ripartire.”

E’ dura la preparazione, bisogna attraversare difficoltà consistenti in infortuni, dolori, imprevisti, ma chi davvero vuole qualcosa è disposto ad affrontare tutto, a trovare le soluzioni giuste per poter portare a termine la propria missione, e così l’atleta in questione potrà dire: “Finalmente ci sono arrivato e la gioia e’ ancora immensa, FINISHER A LANZAROTE! Incredibile.”

E’ interessante il suo resoconto, fatto di sensazioni, attese, ansie, gesto sportivo, alimentazione, temperatura atmosferica, ecco alcune descrizioni: “Il primo ringraziamento va a mia moglie alla quale dedico la medaglia, che ha sopportato gli allenamenti e le privazioni per otto lunghi mesi e mi ha sostenuto a Lanzarote. Ringrazio i fidati compagni di allenamento e consiglieri di tutti questi mesi che ho sentito particolarmente vicino in questi mesi, che mi hanno sostenuto oltre che prima dell’IronMan anche a Lanzarote via SMS e FB.”

E’ importante il supporto ed il sostegno sia dei famigliari che degli amici ed anche conoscenti, con i quali ci si confronta, si ricevono suggerimenti, incoraggiamenti, saluti, feedback. Si può dire che quando si gareggia si cerca di far bene anche per omaggiarli, per dimostrargli un riconoscimento e l’atleta in questione ha una lista lunghissima e non vuol dimenticare nessuno, infatti alla fine dell’elenco aggiunge: “… un grazie a chi ho dimenticato sicuramente. Grazie a tutti ragazzi per il supporto e per il sostegno!”

Ci racconta la sua gara dal giorno precedente la partenza che è molto importante perché bisogna essere pronti, riposati: “Alle 22 ero appena sceso per farmi portare in camera un forno a microonde la pasta e le patate che dovevo mangiare durante la notte in due ben distinti momenti alle 2:30 patate e alle 4:30 pasta. Preparo il tutto in bagno per non disturbare mia moglie e mi metto a dormire. Mi agitavo e mi muovevo, come la notte prima degli esami, sudavo e avevo freddo. Portavo alle orecchie degli stoppini 3m da cantiere per isolarmi, ma nulla il cuore pulsava TOM, TOM, inesorabile con i suoi 42 battiti al minuto. E intanto penso agli otto mesi di allenamento, alle ripetute il mercoledì a dicembre a Castel Monte alle sette di sera con la pila a Led, e a tutti i lunghi fatti, combinati, 4000 di nuoto,’CI SIAMO’ mi dicevo, ‘E’ LA NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI, QUANTO LA HAI ASPETTATA!’, e il sonno passava e aumentava l’ansia, guardo l’ora e leggo: 1:27.

Decido di anticipare il mio pranzo di patate alle 1:30. Mi alzo pianissimo, vado in bagno e accendo il Microonde, mangio e ritorno a dormire. Non cambia nulla TOM, TOM… mi giro per un’ora e mezza, stessi pensieri e stessa agitazione. Decido che era arrivato il momento della pasta, ore 2:00. Ritorno a letto e provo con la meditazione 25 minuti, va meglio e verso le 3:15 mi rilasso un attimo e ottengo un dormiveglia ma non profondo, un galleggiare nel nulla. Rimango lì tranquillo e beato per un’oretta e poi agitazione ancora. BASTA MI ALZO!

Sono le 4:40 che accendo la luce e inizio a girare come un folle per la stanza, dove sono le mie cose, la bici, la muta, (in realtà era tutto li perfettamente allineato dalla sera prima). Barba pelo e contro pelo, te con biscotti e marmellata (sempre in bagno), preparazione dei 4 panini per il pranzo in bici. Respiro a pieni polmoni, è notte fonda, ma fonda veramente, buio pesto, l’aria è frizzante e mi calma i nervi.

Ore 5:30 vado verso la bici che avevo posizionato alle 15:00 del giorno prima, tutto ok. Indosso la muta e mi riempio il collo di grasso di vasellina. Sotto indossavo già la divisa da gara. Mi dirigo verso l’arco di partenza e vedo l’ora 6:50, lo speaker urlava: ‘AL MAS DURO IRONMAN DE MUNDO ITERO’, ero stranamente rilassato, tranquillo, calmo tanto che ero stupito, mancavano 5 minuti, non avevo dormito nulla ed ero calmissimo e rilassato, e via inizia il mio ironman. Era iniziata la mia grande giornata.”

Trattasi di una gara impegnativa con tre discipline sportive con diversi abbigliamenti e con i ristori ed i cambi da sistemare, c’è un po’ d’ansia, di timore che qualcosa possa andare storto o che non si è organizzati al meglio, pertanto può capitare di non dormire bene, ma si possono utilizzare delle strategie come la meditazione per cercare focalizzarsi sulla gara, sul qui e ora soprattutto, sul recuperare risorse importanti. Prima tappa il nuoto: “Percorso 3.8 km. Partito, eravamo in 1600, una tonnara, ma ho notato che tutti portavano stranamente rispetto, ovvero nessuno si affannava troppo, si le prendevi e li davi i calci, ma con delicatezza, al contrario che negli olimpici italiano dove li le prendi e basta. Sarà stata l’aria fresca, l’oceano calmo con le sue onde lunghe, la tensione affievolita dopo la partenza, ma nulla di drammatico, nuoto lento e beato e mi godo il momento, le prime bracciate dell’ironman finalmente sono arrivate, e ripenso a tutti gli allenamenti e le fatiche fatte per arrivarci, mi dico ‘SIAMO ARRIVATI ALLA FINE!’

Guardo il fondale, sabbioso e con bei colori e qualche pesce,  mi rilasso ulteriormente e chiudo gli occhi per qualche minuto, sono tranquillo, alzo la testa e c’è il desio, un restringimento e metabolizzo che per iniziare il secondo giro bisogna uscire dall’acqua e fare un pezzo sulla spiaggia, ‘STAVO BENE E DEVO ROMPERE LA CONCENTRAZIONE PROPRIO ORA’. Ora provo a nuotare lungo, lunghissimo, va bene, mi dico ’BENE’,  ma avevo bevuto un po’ di acqua verso la boa e ora mi faceva un po’ male lo stomaco, tengo la bocca serrata e respiro ogni 5 bracciate, un grosso respiro e avanti. Stavo bene e allungavo e finisco i 3800 mt di nuoto che nemmeno me ne rendo conto.

Esco, vedo il time 1 ore e 12 minuti, bè sono andato lento dai va bene cosi, passo sotto le doccia e vado verso la borsa blu, tendone, tolgo la muta, casco da bici in testa, crema solare, stavo bene, risalgo la collina di sabbia e arrivo alla bici e dovevo mettermi dei cerotti dato che le scarpe da corsa marciando mi fanno delle vesciche e i calzini li mettevo ora e ‘NO’ non si attaccano, pulisco con la carta che avevo con me, ma nulla non si attaccano, ho della vasellina e mi riempio i piedi, mi metto un ditale in silicone per proteggere un dito che si infiamma sempre, mi infilo se scarpe da bici e dico, ’CI PENSO DOPO QUANDO HO FINITO LA BICI’, ma perdo un sacco di tempo 10 minuti per il cambio, un’eternità.”

La prima importante tappa è andata, l’importante era procedere ed andare avanti rispettando i propri tempi per concludere la gara, ora c’erano altre due tappe importanti: la bici e la corsa, e quindi focalizzarsi sull’imminente bici ma anche sulla successiva corsa quindi tutto ciò che è importante, calzatura, vasellina, ognuno conosce se stesso, si è sperimentato in allenamento è testato con il proprio materiale sa quello che può e che deve fare, ma nonostante tutto ci possono essere degli imprevisti ed è importante essere sempre pronti a gestire qualsiasi situazione: “Percorso bike 180 km. Parto per i 180 km di bici con 2500 mt di dislivello ed un vento assurdo, dico ‘ORA C’E’ DA RIDERE’. Faccio le prime salite. Inizia il triangolo del golfo, bellissimo, lo avevo fatto tre  giorni prima, lava ovunque, l’oceano blu sulla sinistra e la strada che attraversa la luna su e giù. Lì mi sono divertito, ho superato un po’ di atleti e stavo bene.

Arrivo alla salita del timanfaya, dove vedi gli uomini in sella come formiche e tu stai all’inizio della salita e loro alla fine, suggestivo ed emozionante. Calo un po’ il ritmo e mi supera un ragazzo di Torino che avevo conosciuto, scambio due chiacchiere e lo lascio andare, il mio motto era ‘VAI PIANO CHE DEVI FINIRLA TUTTA’. Scollino all’uscita del parco e discesone, bene, le gambe si riposano anche se non ero per nulla stanco anzi, stavo benissimo!

Arrivo alla spiaggia dei surfisti di famara, paesaggio spettacolare con le dune di sabbia gialla sulla strada e un vento potentissimo che ti sballottava con le sue raffiche. Inizia la salita fino a Tiguise 15 km, lì parlo con un inglese, stiamo insieme per qualche km poi ci salutiamo e lo congedo con un classico ‘See you later’.  Discesa di 3 km e poi inizia la prima vera salita della giornata, anche se il polar mi dava già 1300 mt di dislivello. Il mirador dell’haria, ad ogni curva il vento si fa più forte, fino ad arrivare al parco eolico dove lo avevi contro, in faccia ed era impossibile. Lì ne ho superati una decina, ma al timanfaya mi avranno superato almeno in 250, magra consolazione, calo il ritmo e mi dico ‘VAI PIANO CHE DEVI FINIRLA TUTTA’.

Scollino e prendo al volo il personal pack, non mi fermo e lo metto al collo. Inizia la discesa, bellissima discesa tecnica, mi diverto come un matto, tornanti in quota con l’oceano in lontananza per circa 4 km, poi nuovamente salita, il famigerato mirador del rio. In salita ‘sgarfo’ letteralmente dentro la borsa che mi ero messo al collo e trovo la stagnola con i primi due panini, di divoro in 30 secondi, ’sgarfo’ ancora e mangio una barretta, e dei carboidrati, riempio la borraccia, un po’ di potassio e Sali e riprendo. I restanti  due panini li metto in tasca per dopo e cestino la borsa. Vedo la cima e dico ‘FATTA!!’. In una mulattiera con sassi vulcanici e a sinistra la vista mozzafiato della isola graziosa con il colore blu e azzurro dell’oceano, spettacolo, solamente questa vista vale tutta la fatica fatta. “ E’ importante essere ripagati in qualche modo per quello che stai facendo, si tratta di essere ripagati anche a livello emozionale, sensoriale, di sensazioni, di percezioni, vedere colori, scenari, sentirsi il proprio organismo come reagisce alla fatica, vedere panorami, è come fare un carico di risorse che nutrono la motivazione intrinseca.”

Quindi l’atleta può dedicare anche del tempo per godere di momenti preziosi che servono per stemperare la fatica: “Mi fermo a fare delle foto e riparto. Stavo benissimo sia di gambe, mai un crampo, ma soprattutto di testa, un bigiù, motivato e presente.”

L’importanza della motivazione ti fa superare qualsiasi cenno di fatica, di sofferenza, di titubanza ed è importante anche focalizzarsi sul momento presente, su ogni metro da percorrere, sul qui e ora, su quello che sto facendo ora, su cosa sento ora e come mi sento ora, questo è un buon punto di partenza per continuare l’impresa con piena consapevolezza, senza tralasciare i propri bisogni primari: “Riempio le borracce e inizia una discesa di 9 km, bellissima e velocissima, raggiungo gli 75-80 km/h per un tratto ma poi freno. Arrivo ad Arrieta, stavo meglio di prima. Riparto a pedalare inizia l’ultima chiamiamola salita anche se di pendenza ne ha poca. Fino a qui l’orologio lo avevo visto ben poco non sapevo quanto tempo era trascorso e andavo a sensazione, non mi importava il tempo, ma come stavo e stavo bene, ma dovevo per forza andare piano, piano, dovevo finire la gara.

Ad un tratto, a Tahiche, si svolta a sinistra ed è un disastro, vento contro e molto forte, costante come un ventilatore di aircraft e la sabbia gialla ti entrava ovunque, occhi, naso bocca ed orecchie, la masticavo e la sputavo, tutt’intorno era deserto con strane  formazioni laviche e una lieve salita, bellissimo e la strada era veramente brutta rovinata da fare paura, ‘XTriM’ ho urlato, veramente potente come situazione e li mi sono esaltato, in piedi e sul manubrio a spingere, questo per 3 km poi a Nazareth la strada ha svoltato a sinistra ed è ripartita la salita con il vento laterale e questo fino a Conil, da li la conoscevo dato che l’avevo fatta due giorni prima e sapevo che c’erano 10 km di discesa fino alla zona cambio, ero sollevato, la bici era finita, scenari incredibili, colori forti, sole, vento, zone simili alle lande della Patagonia, altipiani, vulcani, tutto come me lo aspettavo esattamente uguale, ero al settimo cielo,  ora mancava solo la maratona.”

Quando la situazione diventa difficile, devi essere pronto ad affrontarla, a superarla anche per poter dire nonostante l’estremità elevata ce l’ho fatta comunque, sono stato un vero duro, sono andato oltre la sfida, non mi ha fermato niente e nessuno. Ed ora si può archiviare la seconda parte della gara con ancora energie di riserva e motivazione a sufficienza per portare a compimento il sogno di raggiungere l’obiettivo estremo: “Percorso run 42 km. Scendo al volo in zona cambio e corro verso la zona delle sacche rosse, bici-corsa, trovo la mia subito, vado sotto il tendone, mi asciugo ma ero pieno di sabbia, sale, sudore e vasellina, nulla non attaccano i cerotti ‘NON ATTACCANO!! LO SAPEVO, COSA FACCIO’, parto sapendo che rischio le vesciche e di infiammarmi il tendine del tibiale posteriore, ma vado e inizio a marciare. Il primo giro era da 18 km il secondo e terzo da 12. 

Vedo  mia moglie con la macchina fotografica al collo e mi dice ‘COME VA?’ e io ‘BENE PERCHÉ??’. Arrivato al tratto dell’aeroporto si materializzano i miei dubbi, si iniziava a formarsi la vescica tra i malleoli del piede sinistro, ’NO’ urlo, arrivato al ristoro chiedo ’PATCH, CEROTTO!’ e un tizio me ne da 5, asciugo e ci riprovo, sembra tenere, ma dopo 1 km ci risiamo, provo a correre a 5 min/km e non mi faceva male e correvo di punta e proseguo per 2 km ero al 9 km e avevo grossi problemi di vesciche. Mi fermo in un punto medico, mi portano dentro l’autoambulanza e mi fanno una fasciatura inutile, una garza arrotolata sulla ferita e un cerotto che blocca tutto, altri 4 km e seconda postazione medica, avevo dolori forti nel tallone e sulle punte delle dita del piede sinistro dato che spingevo con la punta e il tallone sollevato per non soffrire.

Mi tolgono tutto e mi rifanno la medicazione con un cerotto vero intanto vedevo due unghie  milaniste (rosso/nero). Riparto ma in tutto avevo perso almeno 25 muniti, ma chi se ne frega io dovevo finirla e basta!!! Un po’ meglio ma oramai tutti i miei schemi e tattiche , se cosi vogliamo chiamarle, erano saltate.

Mentalmente ero perfetto, lucido, presente e consapevole, non ho mai avuto cedimenti psicologici o nebbia, se non avessi  i talloni in carne viva e le unghie dei piedi oramai cadute sarei perfetto. Finisco il secondo giro ed ero a 30 km. Ora inizia l’ultimo giro. Gli ultimi 12 km, il sole non scaldava più!!

Arrivo al giro di boa, ero al 36 km. Oramai era quasi buio e minacciava anche pioggia. Corricchio per 2 km, poi marcia per uno, ultimo ristoro e lì vedo un paio di loro devastati, uno zoppicava, uno su un muretto che vomitava con amico che lo assisteva, inizio a correre anzi falcate veloci ‘ORAMAI CI SONO!’ la gente che mi incitava, come ha sempre fatto dal primo minuto e per tutta la gara, MUCIA, MUCISSIMA  SUERTE, CAMPION, VAI, VAI’ e mi applaudivano e io andavo, ero in salita  e li godevo, arrivo sopra l’ultima collina prima dell’arrivo e vedo  mia moglie che mi scatta una foto bellissima e mi dice ‘QUANTO TI MANCA?’, e io ’SONO ARRIVATO!’, mi da il cappellino nero con la scritta IRONMAN  che le avevo dato la sera prima e riparto, ma lei era dietro di me e mancavano 250 mt alla finisher line, mi fermo ad aspettare che vada al traguardo, e perdo un altro minuto e li rido e penso ‘HO CORSO COME UN CAVALLO E PER GLI ULTIMI 3 KM DELL’IRONMAN E ORA DEVO ASPETTARE?

MA POI SUBITO, BE E’ IL MINIMO CON TUTTE LE VOLTE CHE MI HA ASPETTATO LEI A CASA IN QUESTI 8 MESI’, mi fermo e quando la vedo in posizione riparto, GIOIA ALLO STATO PURO, GLI ULTIMI METRI, E LO SPEAKER CHE GRIDA IL MIO NOME ‘985 FROM ITALY’,  L’ULTIMO PASSO E CI SIAMO! BRACCIA AL CIELO, FLASH, SECONDI DI GIOIA IMMENSA ‘IRONMAN’ URLO, POI LA MEDAGLIA DI FINISHER AL COLLO, ISTANTI INDIMENTICABILI, CHE SODDISFAZIONI, ERANO ANNI CHE VOLEVO ESSERE FINISHER A LANZAROTE E CI ERO RIUSCITO, GRANDISSIMO!”

Alla fine della fiera l’impresa è riuscita, portata a termine nonostante gli inconvenienti, i dolori, e quanti altri per strada si è incontrato malandati, arrivati al traguardo in pessime condizioni ma soddisfatto per aver coronato il proprio sogno, per poter raccontare le propria gesta, ne è valsa la pena, tanti mesi di allenamento, tante fatiche, tanti dolori, sofferenze, evidentemente sì, è qualcosa di indescrivibile, emerge dai racconti dell’atleta quanto la gioia sia immensa: “Vado da mia moglie che era stata fuori dalla griglia di protezione della zona di gara ‘FATTA’ le dico, e lei mi scatta una decina di foto. Vado a prendere la maglia di finisher e la saluto e vado in zona pasto, mi butto sulla paella, due piatti, due coca-cola, un panino, tre caffè e stavo meglio, decisamente meglio.

Intanto avevo freddo e tremavo erano le 22 passate e vado nella tenda infermeria, e li vedo di tutto, gente sui lettini con i flebo, una ragazza in barella che nemmeno parlava, degli zoppi, uno zombi che si aggirava con due occhiaie da paura, uno tutto fasciato con ematomi ovunque e dico ‘tengo frio!’ e mi danno una coperta, me la metto sulle spalle e vado nel tendone massaggio sulla spiaggia, nel buio della notte. Li due energumeni mi saltano sopra e iniziano in tandem a massaggiare i quadricipiti, onestamente erano molto duri e non riuscivo nemmeno a togliermi le scarpe e le calze e lodo ridendo mi dicevano: ‘manana sarà peor’ e io ‘gracias!’ sollievo infinito! Mi rivesto prendo i miei sacchi, la bici e vado in hotel e arrivo in camera, mangio un’altra paella che avevo preso prima di andarmene e vado a letto per un sonno profondo e lunghissimo e la mattina dopo era celestiale, ero sopra le nuvole dalla contentezza, come un bambino la natale. Oggi quella felicità c’è ancora, più pacata ma è ancora lì”

Ci vuole un po’ di tempo per tornare alla normalità, per metabolizzare l’accaduto, per riprendersi dagli sforzi estremi compiuti, per tanti è stata un’esperienza da dimentica o da rifare con più attenzione, forse con più preparazione.” Bisogna fare le cose con la giusta consapevolezza, con la cognizione di essere testati, di essere presenti a se stessi, di sapere quello che si vuole: “Onestamente pensavo peggio, non ho mai avuto un crampo e partivo con solamente 300 km nelle gambe per la maratona con solo 3 lunghi da 18 km e uno da 28 km marcia/corsa, con un’articolazione compromessa che poteva fare saltare tutto, ma è andata bene, mi sono gestito perfettamente, di bici ne avevo fatta veramente tanta in questo 8 mesi, 5000 km e 46.000 mt di dislivello, praticamente ho scalato 5 volte l’everest e 6 lunghi di cui 2 da 180 con dislivelli superiori a Lanzarote e anche a nuoto no ho scherzato 216 km con molti lunghi da 4 km, quindi ero preparato fino al 21 km della maratona, gli ultimi 21 km erano un enigma per me. E’ vero che non ho tirato per nulla, dato che il mio obbiettivo era essere finisher a Lanzarote, ma domenica, il giorno dopo stavo bene, nemmeno un fastidio e con mia moglie abbiamo noleggiato una macchia e abbiamo fatto i turisti. Ironman, non penso di farne altri, il mio obbiettivo era questo, erano anni che gli stavo dietro e ora sono appagato di tutto e soddisfatto, con la mia medaglia.”

Ad obiettivo raggiunto si può pensare al sano recupero, a leccarsi le ferite, a godere delle sensazioni sperimentate e rispettare i propri tempi con le proprie modalità per un sano ritorno alla normalità, soprattutto con le persone che ti stanno vicino.

(1) http://www.sportfx.it/ironman-lanzarote-racconto-di-matteo-benedetti/ del 05.11.2014.

Di Matteo Simone Dottore Psicologo, Psicoterapeuta, Esperto in Psicologia dello Sport

www.psicologiadellosport.net

  • Giornalista pubblicista dal 2004. Direttore responsabile della testata Sport Communities per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it mtbpassion.it dal 2009 al 2015. Proprietario, responsabile editoriale e autore di outdoorpassion.it, runningpassion.it, snowpassion.it, bici.tv dal 2016. Collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999 per la realizzazione di articoli sul backcountry, cioè snowboard­alpinismo. Collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000 per realizzazione di articoli sul backcountry Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD dal 2002, Giornalista Pubblicista dal 2004 Autore, Responsabile Tecnico e Proprietario della rivista MONTAGNARD FREE PRESS dal 2004 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT (DOGMA srl) nel 2006. Collaboratore della rivista ALP da 2007 al 2010. Collaboratore del sito www.snowboardplanet.it nel 2007. Facebook: Giancarlo Costa



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