Resilienza: la resistenza mentale

Di ALBERTO ,

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In allenamento, ma soprattutto in gara avete mai sentito le gambe così pesanti che ogni minimo sforzo portava ad un affaticamento generale? Avete mai rischiato per questo motivo un ritiro o un abbandono? 

Se sì, dovete conoscere la resilienza. Questo termine, preso in prestito dalla metallurgia (la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate), attualmente sta prendendo sempre maggior piede nel campo della psicologia. Così come per i metalli, in psicologia la resilienza viene definita come la capacità dell’individuo di affrontare gli eventi avversi, di non arrendersi nonostante le difficoltà; in altre parole, la “resistenza mentale”. L’individuo “resiliente” presenta delle caratteristiche psicologiche inconfondibili:  è un ottimista e tende a leggere gli eventi negativi come limitati e transitori, ritiene di avere un controllo sulla propria vita e sull’ambiente circostante, è estremamente motivato a raggiungere i propri obiettivi e tende a vedere i cambiamenti come opportunità piuttosto che come minacce. In Italia, è il prof. Pietro Trabucchi ad aver maggiormente approfondito il concetto di resilienza psicologica (www.pietrotrabucchi.it). L’autore del libro “Resisto dunque sono” (di Piero Trabucchi, Corbaccio Editore, 2007), spiega anche l’esistenza delle tre dimensioni della resilienza: il Controllo, il Coinvolgimento e la Propensione ai cambiamenti. Il controllo indica quanto l’individuo pensa di controllare il corso della propria vita, la seconda dimensione misura la capacità di coinvolgersi attivamente nelle attività che si intraprendono e la terza dimensione è legata alla capacità della persona di vedere i cambiamenti in opportunità piuttosto che in modo catastrofico. Questa capacità umana, la resilienza appunto, può essere molto utile non solo nello sport, ma anche nel superamento di traumi psicologici molto forti (es. sopravvissuti ad incidenti mortali, stragi, catastrofi, ecc.).
La resilienza, dunque, non si acquisisce una volta per tutte, ma rappresenta un cammino da percorrere: l’esistenza è costellata da prove, ma la resilienza e l’elaborazione dei conflitti consentono, nonostante tutto, di continuare il proprio percorso di vita. Allo stesso modo, la resilienza manda un messaggio culturale forte e controcorrente: in un mondo in cui siamo bombardati continuamente da spot pubblicitari dell’industria farmaceutica ove ogni piccolo disagio o sintomo viene visto come una possibile minaccia, essa consente di vivere le medesime esperienze come normali vicissitudini della vita. Invita ad apprendere una maggiore sopportazione del dolore, della frustrazione e della fatica. E’ proprio vero: “il maratoneta che, la sera prima della gara, riesce a dormire anche con una noce di cocco sotto il materasso, è quello più pronto alla vittoria”.

Dr. Salvo Russo psichiatra, psicoterapeuta, psicologia dello sport
www.psicologiasportiva.it    email:psicologiasportiva@psicologiasportiva.it



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