Rock the Mountain: la montagna nell’iconografia della musica pop dal 17 settembre 2020 al 17 gennaio 2021

Di GIANCARLO COSTA ,

Rock the Mountain
Rock the Mountain

Riusciamo a pensare ai nostri dischi preferiti senza visualizzarne subito la copertina
o senza associarli a momenti specifici della nostra vita? Le cover dei vinili sono un’espressione
del loro e del nostro tempo, un prodotto rappresentativo della cultura
popolare e un segno indelebile impresso nella memoria individuale e collettiva.

Il Novecento – in particolare nella sua seconda metà – è il secolo della distribuzione
di massa della musica, il periodo storico in cui gli incontri tra suono e immagine
si fanno sempre più fertili. Negli anni Cinquanta le cover iniziano infatti, grazie
all’illustrazione, ad affrancarsi dal ruolo di mero packaging: esplode il mercato e
nasce una vera e propria “album art” i cui effetti saranno dirompenti. A stretto
giro si ricorrerà anche all’immagine della montagna per veicolare messaggi e fare
breccia nei fruitori, stimolandone l’attenzione e la curiosità tramite una declinazione
quanto mai eterogenea di scenari naturali e umani d’alta quota.
Il Museomontagna possiede una ricca collezione di vinili con copertine a soggetto
montano: testimonianze culturali che fotografano un mondo peculiare in un periodo
significativo della sua storia. Attraverso una selezione di questo patrimonio unico
– oggetto di un progetto di acquisizione, studio, catalogazione e digitalizzazione
Rock the Mountain! percorre, utilizzando un’inedita chiave di lettura, l’evoluzione
sia delle strategie di comunicazione dell’industria musicale, sia del gusto per la
rappresentazione della montagna negli ultimi cinquant’anni.

Curata da Daniela Berta, direttore del Museomontagna, e da Paolo Ferrari, giornalista
e critico musicale, la mostra presenta un’ampia selezione di dischi pubblicati
dagli anni Settanta a oggi, per offrire sia uno sguardo nuovo e obliquo sul mondo
della montagna, sia un omaggio a quella sottostimata forma di creatività che è la
cover art.
L’esposizione propone anche manifesti pubblicitari di album e tournée, che
concorrono alla costruzione di un entusiasmante viaggio attraverso i generi musicali
contemporanei e i rispettivi immaginari di riferimento: dal rock al soul, dal folk
al metal, dall’elettronica alla disco music, fino alla ricerca e alla sperimentazione
d’avanguardia.
Grafica pura, fotografia, collage: le tendenze del gusto informano il design delle
cover in ogni periodo, come pure le tecniche utilizzate per realizzarle. In alcuni casi
le vette sono una presenza puramente episodica e strumentale ai fini commerciali,
senza veri e propri legami di contenuto con il prodotto cui sono abbinate. In altri
riescono invece a veicolare efficacemente il carattere e il messaggio dell’album,
oppure a evocarne l’esperienza sonora.

Scorrere la galleria di copertine e poster di cui si compone questa mostra e far
mente locale alle canzoni importanti che la pop music ha dedicato alla montagna
significa constatare una sorta di cortocircuito tra estetica e contenuti. In altre
parole: quasi mai un disco che sfoggia un paesaggio montano in copertina contiene
testi in sintonia con quell’immagine. Viceversa, ad avvolgere ellepì e singoli con
riferimenti d’alta quota sono soluzioni grafiche slegate dall’argomento.
Per quanto concerne il materiale qui raccolto, le eccezioni a questo testacoda
emotivo sono per lo più fisiologiche, ovvero legate a progetti artistici che vivono
in simbiosi con la montagna, in primis le colonne sonore. Per il resto, pareti e cime
sono perlopiù assenti dai testi o utilizzate in chiave metaforica.
Come molte mete d’alta quota presentano diverse possibilità di accesso, vie
più o meno praticabili o impegnative, così sono differenti le strade che portano
la montagna nell’immaginario della musica. Ripercorrere le tappe di questo flirt
emotivo attraverso il materiale grafico significa imbattersi in un eccitante intrigo
internazionale di evoluzioni semantiche ed estetiche.

Il percorso incrocia da subito la storia del grande rock: è del 1971 il misterioso
Eremita su roccia dei Led Zeppelin; per l’esplosivo manifesto del tour europeo
del 1976, i Rolling Stones scelgono la totemica sagoma del Cervino. Il viaggio
prosegue per suggestioni con i Deep Purple, Elton John, Village People, Yes,
Depeche Mode, Goldfrapp, Chemical Brothers, Jamiroquai, Kanye West, Neil
Young, Elvis Costello, Caravan, Noel Gallegher, Bob Marley, Tinariwen e tanti
altri: più di cento vinili articolati nelle sei sezioni espositive VISIONI, SCENARI,
ESPLORAZIONI, SPORT, COLONNE SONORE, CERVINO.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue italiano/inglese, con testi dei
curatori e del graphic designer e musicista Roberto Maria Clemente.

Fonte Museomontagna

  • Giornalista pubblicista dal 2004. Direttore responsabile della testata Sport Communities per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it mtbpassion.it dal 2009 al 2015. Proprietario, responsabile editoriale e autore di outdoorpassion.it, runningpassion.it, snowpassion.it, bici.tv dal 2016. Collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999 per la realizzazione di articoli sul backcountry, cioè snowboard­alpinismo. Collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000 per realizzazione di articoli sul backcountry Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD dal 2002, Giornalista Pubblicista dal 2004 Autore, Responsabile Tecnico e Proprietario della rivista MONTAGNARD FREE PRESS dal 2004 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT (DOGMA srl) nel 2006. Collaboratore della rivista ALP da 2007 al 2010. Collaboratore del sito www.snowboardplanet.it nel 2007. Facebook: Giancarlo Costa

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