Telelavoro per inquinare meno e risparmiare: ma l'Italia è al quartultimo posto in Europa

Di EMANUELE ZANGARINI ,

Una postazione di lavoro casalinga. Foto di WindRanch (Flickr) rilasciata sotto licenza Creative Commons BY NC SA.
Una postazione di lavoro casalinga. Foto di WindRanch (Flickr) rilasciata sotto licenza Creative Commons BY NC SA.

Fra tutte le varie forme di risparmio energetico e riduzione dell'inquinamento, il telelavoro è di gran lunga fra le meno considerate. In Italia il telelavoro nonostante il crescere della rete Internet e la sua pervasività è stato lasciato alle iniziative delle singole realtà aziendali e individuali, portando il nostro paese agli ultimi posti della classifica europea. In una indagine Eurofound 2010 solo il 2,3% dei lavoratori italiani usufruiva, anche sporadicamente, del telelavoro. Battuti dalla Romania, peggio di noi solo Portogallo, Bulgaria e Malta.

Mentre forme di efficienza energetica come l'installazione dei pannelli solari e coibentazione hanno visto un'attenzione crescente anche grazie alle normative comunitarie, con annessi incentivi statali, il telelavoro è rimasto la cenerentola della riduzione dell'inquinamento e delle politiche pubbliche. A differenza di molte politiche pubbliche non servono grandi opere o particolari regolamentazioni per iniziare a sfruttare i vantaggi del telelavoro, e se la preoccupazione è quella della tutela del lavoratore si ricordi che i primi accordi con i sindacati sul tema risalgono al 2004. Semplicemente la cultura aziendale italiana dominante si sta rivelando impermeabile al tema, legata ad una morente visione di ufficio. Secondo questo approccio, è meglio delocalizzare che risparmiare le spese degli uffici e diffondere il lavoro, una flessibilità e globalizzazione tutta al negativo. A pagarne le spese sono l'ambiente, le tasche dei cittadini e le famiglie. Vediamo come.

Un'auto nel 2015 costa in media 3.200 euro l'anno di mantenimento secondo i dati raccolti dal portale Facile.it. Il 41% delle volte in cui un bambino si spostava nel 2012 lo faceva in automobile mentre gli adulti nel 2014 stavano un'ora e mezza al volante al giorno secondo i dati raccolti dalle scatole nere e rielaborate dall'Osservatorio UnipolSai.

Quali impatti sulla famiglia ha la vita di un pendolare? Nel 2011 Erika Sandow dell'università di Umeå in Svezia ha riscontrato un aumento (+40%) della propensione alla separazione per i pendolari che impiegano più di 45 minuti per andare a lavoro. Non stupisce che questa sensibilità porti la Svezia a percentuali del 9,4% di telelavoratori (2010), quattro volte gli italiani.

E l'ambiente? Da uno studio della Global Workspace Analytics risulta che il telelavoro potrebbe tagliare 51 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica nei soli Stati Uniti, come togliere dalla strada tutti i pendolari di New York. (cit. in Joel Kotkin, The New Class Conflict, 2015, p. 163)

Ma il telelavoro ha i suoi lati oscuri: in uno studio del 2012 Mary C. Noonan dell'Università dell'Iowa e Jennifer L. Glass dell'Università del Texas descrivono la “dura realtà del telelavoro” fra il 1997 e il 2004. La probabilità di lavoro straordinario è più alta fra i telelavoratori, e spesso le ore in ufficio si sommano al lavoro da casa che finisce per erodere il tempo libero al posto che liberare il lavoratore dagli spostamenti e concedergli più tempo per la famiglia, specialmente nella cura dei figli e dei familiari.

Le leggi sul lavoro e gli incentivi possono aiutare ma se gli incentivi sono fatti male possono fare danni e non si cambia mentalità con un incentivo o una legge. Solo con un cambio di mentalità aziendale, che spesso considera il telelavoratore come un lavoratore di serie B, e un maggiore rispetto per il tempo libero dei lavoratori, spesso minacciato invece che liberato dai nuovi strumenti, si potranno togliere dalle strade molte automobili, risparmiare tempo e aiutare a consumare meno magari riportando a nuova vita i borghi e i piccoli centri schiacciati dalla crisi e dalle grandi città.

Per saperne di più

  • Curo le rubriche di ambiente, energia, della ciclabilità e della mobilità sostenibile di bici.tv e outdoorpassion.it. Seguo la parte tecnico-informatica di Outdoor Passion dal 2007 quando portava il nome di Sport Communities. Twitter: @emazangarini Facebook: emanuele.zangarini



Può interessarti