Da Torino a Venezia in bicicletta: la ciclabile del Po ha il VENTO in poppa

Di EMANUELE ZANGARINI ,

Progetto vento, Politecnico di Milano.
Progetto vento, Politecnico di Milano.

C'è un'industria chiamata cicloturismo. In Europa vale 40 miliardi, non va in vacanza e in momenti difficili non conosce crisi. C'è un fiume meraviglioso, il Po, per decenni spina dorsale dei trasporti per l'industria e fonte d'acqua per l'agricoltura di tutta la Pianura Padana. C'è un progetto europeo, EuroVelo, che promette di collegare l'Europa in bicicletta con 15 itinerari da Dublino a Mosca, da Londra a Roma, da Parigi a Oslo.

Tra questi l'itinerario numero 8 che parte da Cadice in Andalusia per arrivare ad Atene passa anche per Torino e Venezia seguendo le sponde del fiume Po e accendendo una speranza di rilancio turistico per le zone che attraversa. Gran parte di EuroVelo 8 esiste solo su carta ma per una volta l'Italia apre la strada con percorsi pianificati e realizzati.

Il Politecnico di Milano ha realizzato uno studio chiamato VENTO per completare ciò che resta della ciclovia Torino-Venezia. Lo studio è stato preso sul serio dal ministro dei Trasporti Graziano Delrio che il 3 giugno a Cremona ha confermato l'impegno del governo per le infrastrutture leggere e il suo personale attaccamento alla bici: “sono un patito della ciclabilità, nella mia città [Reggio Emilia n.d.r.] ho fatto 180km di piste ciclabili”.

VENTO dovrà servire a valorizzare il “patrimonio largamente inesplorato” del cicloturismo che unisce itinerari gastronomici, culturali e immersione nella natura. Molto il lavoro da fare nelle parole dei ricercatori del Politecnico: “Ad oggi purtroppo, nonostante i tanti sforzi e investimenti, ancora non è possibile pedalare in sicurezza e continuità lungo il più lungo fiume d'Italia: tante interruzioni e tanti tratti non sicuri vanificano quanto fatto finora”.

Da qui nasce un progetto realistico basato su cinque punti forti: meno discontinuità possibile, mantenere bassa la spesa riutilizzando tratti già presenti, sicurezza dei ciclisti, flessibilità modale e valorizzare le città e il paesaggio. Con il termine “flessibilità modale” si permette al turista lo scambio bici-treno: il percorso non si allontana mai più di 6 km dalla ferrovia in modo che anche i ciclisti con pochi chilometri nelle gambe possano gustarsi in serenità il percorso completandolo in treno o in battello. Il paesaggio è tenuto in considerazione in modo da far visitare il maggior numero di località ai turisti.

Se l'Italia riuscisse a completare l'itinerario prima dell'avvio delle altre tratte di EuroVelo 8 potrebbe dare i compiti a casa al resto dell'Europa. Tra il progetto e l'appalto c'è di mezzo il mare e speriamo di poter dare presto la bella notizia di una ciclovia fatta, finita e sicura da Torino a Venezia.

Per saperne di più

  • Curo le rubriche di ambiente, energia, della ciclabilità e della mobilità sostenibile di bici.tv e outdoorpassion.it. Seguo la parte tecnico-informatica di Outdoor Passion dal 2007 quando portava il nome di Sport Communities. Twitter: @emazangarini Facebook: emanuele.zangarini



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