Luglio è stato il mese più caldo in 136 anni, le temperature degli oceani battono ogni record

Di EMANUELE ZANGARINI ,

Artico. Fonte: U.S. Geological Survey.
Artico. Fonte: U.S. Geological Survey.

Il luglio 2015 è stato in media il mese più caldo in 136 anni di rilevazioni delle temperature. I dati provengono dall'Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica (NOAA), l'ente meteorologico statunitense. La notizia ha fatto presto il giro dei giornali e delle agenzie ma il rapporto completo rivela qualche sorpresa.

Sono state le temperature degli oceani ad aver battuto ogni record: per la terraferma gli anni più caldi sono stati il 2012 per l'emisfero boreale e il 1998 per l'emisfero australe mentre le temperature sulla terraferma si sono piazzate al sesto posto. La temperatura superficiale degli oceani continua a battere record dall'aprile 2014: nei 16 mesi trascorsi da allora abbiamo avuto le 10 temperature mensili oceaniche più alte di sempre. La media in sé però non ci dice molto su casi specifici che meritano di essere approfonditi.

Nel 1767 il monaco e astronomo Placidus Fixlmillner ha iniziato a raccogliere precise misurazioni meteorologiche nell'osservatorio dell'abbazia di Kremsmünster nell'Alta Austria. Grazie al suo lavoro “benedettino” e a quello dei suoi successori sappiamo con certezza che il luglio 2015 è stato il più caldo da 248 anni in Austria, quasi il doppio del periodo di tempo analizzato dalla NOAA per la media globale.

Avvicinandoci al circolo polare artico la Norvegia ha registrato il terzo mese consecutivo di temperature sotto la media degli anni fra il 1961 e il 1990 di 0,7°C e in alcune stazioni della contea di Finnmark, nell'estremo nord-est del paese, le temperature sono scese anche di 3°C sotto la media. Sappiamo cosa rende gli oceani più caldi e alcuni paesi del nord più freddi? Quali saranno le conseguenze?

La NOAA lega il fenomeno El Niño (o ENSO) nel Pacifico centrale all'aumento della temperatura superficiale degli oceani in una relazione causa-effetto. El Niño è un fenomeno periodico ma quello che si profila nell'autunno-inverno 2015 rischia di rimanere nella storia proprio perché alcuni parametri come la temperatura degli oceani sono insolitamente fuori norma.

Più pioggia per la California?

A fronte di una siccità estrema che sta mettendo in ginocchio la California, i meteorologi americani fanno notare come durante un forte evento ENSO l'inverno californiano ha il 60% di probabilità di ricevere piogge sopra la media mentre un inverno normale ne ha il 33%. Oggi in California si stanno riattivando gli impianti di desalinizzazione costruiti anni fa per potabilizzare l'acqua del mare, un meccanismo ad alto consumo di energia, e si toglie l'acqua alle coltivazioni che più richiedono acqua invitando al risparmio a partire dal giardino di casa, dove l'irrigazione goccia a goccia sostituisce l'innaffiatore. Provvidenziali acquazzoni in arrivo per i coltivatori assetati?

I meteorologi invitano a non interrompere l'accantonamento di acqua perché non vi sono certezze sull'arrivo di copiose piogge legate a El Niño. Ad oggi non si sa neppure perché El Niño raggiunga il culmine nell'inverno: “è un settore di ricerca attivo perciò mi spiace non poter dare una risposta più precisa” dice Tom Dilberto sul sito della NOAA. La pioggia potrebbe anche riversarsi in modo poderoso portando un territorio dalla siccità all'alluvione.

Gli effetti

Più alte temperature degli oceani influiscono anche sull'industria ittica: nel Pacifico tropicale i pesci cercano acque più fredde compromettendo i risultati dei pescherecci peruviani. Al circolo polare artico le navi da trasporto si vedono invece aprire nuove rotte prima bloccate dai ghiacci.

Questo cambiamento potrebbe portare i porti del nord Europa alla ribalta rispetto ai paesi del Mediterraneo quando l'instabilità dei paesi del Medioriente e del nord Africa rendono il canale di Suez, passaggio prediletto per le merci in arrivo da Oriente, più pericoloso della rotta del Mare del Nord (Northern Sea Route, NSR) oltre che lungo quasi il doppio.

Sebbene la stagionalità sia un grosso limite della rotta artica ed è difficile pensare che arrivi mai ad eguagliare il traffico del canale di Suez, i giganti russi delle materie prime hanno ottenuto i primi risultati nel trasporto del gas su quella rotta.

Mentre ci si interroga sulle cause del cambiamento climatico con domande ancora senza risposta, questo fenomeno sta già iniziando a condizionare i rapporti di forza fra le nazioni e gli equilibri economici oltre che la nostra vita di tutti i giorni.

Per saperne di più

Global Analysis – July 2015, NOAA

Austrian Long Term Climate 1767-2000

August 2015 El Niño Update

How ENSO leads to a cascade of global impact

The Northern Sea Route: Rivalling Suez?

  • Curo le rubriche di ambiente, energia, della ciclabilità e della mobilità sostenibile di bici.tv e outdoorpassion.it. Seguo la parte tecnico-informatica di Outdoor Passion dal 2007 quando portava il nome di Sport Communities. Twitter: @emazangarini Facebook: emanuele.zangarini



Può interessarti