Danni da lupo: ucciderli è una soluzione?

Di GIANCARLO COSTA ,

Lupo grande carnivoro delle Alpi (foto alpe piemonte parchi)
Lupo grande carnivoro delle Alpi (foto alpe piemonte parchi)

Periodicamente torna all'onore delle cronache il tema dell'abbattimento dei lupi. Nelle zone di recente colonizzazione i danni che provocano al bestiame domestico sono ingenti, perché da quasi un secolo si è persa l'abitudine alla coesistenza con i predatori. Inoltre il lupo suscita paure ancestrali e timori anche giustificati, nei confronti di un animale misterioso e affascinante, incastrato come nessun altro nel nostro immaginario collettivo, che in circostanze innaturali potrebbe essere potenzialmente pericoloso.
Le domande allora sono due, se si vuole affrontare seriamente il tema. La prima è se sia lecito ammazzare i lupi e la seconda se questo sistema sia efficace per risolvere il problema dei danni.
Il nuovo piano nazionale di gestione della specie

Va ricordato in premessa che da molti anni è in gestazione presso il Ministero dell'Ambiente il nuovo piano di gestione nazionale del lupo, la cui approvazione è da tempo incagliata proprio sul tema degli abbattimenti che vede ovviamente contrapposti interessi divergenti. Il Ministro Costa ha fornito una risposta molto dettagliata a una interrogazione in Senato, che è utile consultare per una panoramica approfondita e autorevole.
In ogni caso, allo stato attuale della legislazione, il lupo è specie protetta a livello internazionale. Qualsiasi azione contro di lui deve quindi considerarsi un atto di bracconaggio illegale.
La decisione se mantenerlo dentro la categoria protetta o spostarlo in un'altra posizione per renderlo abbattibile, rientra nei poteri degli Stati e dell'Europa, non delle singole Regioni. Tanto è vero che la Francia ogni anno chiede una specifica e motivata deroga alle Direttive comunitarie per farsi approvare un piano straordinario di abbattimento.
Naturalmente ogni dibattito e ogni posizione sono legittime, Anzi, sono addirittura auspicabili, a patto che ci si muova da posizioni anche lontane ma intellettualmente oneste e scevre da opportunismi di varia natura.
Forse, in questa sede, è più interessante valutare laicamente se il metodo eventualmente proposto, cioè l'abbattimento di alcuni esemplari di lupi, possa essere efficace, indipendentemente da altre considerazioni di tipo protezionistico o morale. Proprio il fatto che in altri Paesi, tipicamente la Francia (spesso indicata dai sostenitori di questo sistema come esempio da imitare), vengono da anni praticate uccisioni selettive, dimostra invece, studiando i dati, che in realtà si tratta di una soluzione poco efficace. Infatti nonostante lo stato francese autorizzi l'abbattimento di una ventina di lupi all'anno, i danni subiti non sono affatto diminuiti ma anzi si sono acuiti.

Perchè abbattere i lupi è una soluzione poco efficace

Le ragioni di questa inefficacia sono ben note agli esperti. Innanzitutto occorre essere sicuri di colpire selettivamente alcuni dei giovani di un branco e non uno degli adulti. Perché in questo caso si priverebbe il nucleo familiare della guida necessaria a condurre la caccia, con il risultato che i giovani inesperti sono costretti a rivolgersi alle prede più facili che conoscono, cioè proprio alle pecore.
In secondo luogo se un determinato territorio di montagna offre le condizioni ecologiche per sostenere un branco di lupi – cioè sostanzialmente un habitat tranquillo e ricco di prede selvatiche in ogni stagione - allora anche nell'eventualità che si riesca a eliminare completamente quel particolare branco, il problema sarebbe semplicemente rinviato di qualche anno, perché un nuovo nucleo si reinsedierebbe nell'area adatta in poco tempo.
Certo, la soluzione 'fucile' è facile, comoda, e può generare consenso. Ma come dimostra da anni in Italia la politica di gestione del cinghiale - che pur abbattendo ogni anno migliaia di capi non risolve il problema – le difficoltà degli ecosistemi complessi che stanno lentamente raggiungendo un nuovo equilibrio dopo decenni di perturbazione umana, non possono essere risolte con soluzioni semplici e immediate.
Certamente il lupo può rappresentare la vera goccia che fa traboccare il vaso di una pastorizia di montagna già fiaccata da altre gravi problematiche e potrebbe costringere gli allevatori alla drastica e triste decisione di chiudere la propria attività. Oggi, i pastori hanno un serio bisogno di un miglioramento delle condizioni in alpeggio, dalle case alle strade, del riconoscimento dei prodotti del proprio lavoro, costretti a buttare via la lana perché non ha praticamente mercato, e soprattutto hanno bisogno di un aiuto per impedire l'aumento dei canoni d'affitto in alpeggio.

Una difficile (ma possibile) convivenza

Infine bisogna continuare - come fa la Regione Piemonte fin dal 1995 con i vari Progetti Lupo e Life EU - a cercare di ridurre il più possibile il conflitto lupo-pecore.
Si tratta di un impegno faticoso, che talvolta appare infruttuoso, praticato quotidianamente da veterinari, guardiaparco, associazioni di categoria, esperti di ogni estrazione e, primi fra tutti, pastori e malgari. Non basta il rimborso dei danni subiti, per quanto indispensabile. Occorre diffondere meglio l'utilizzo dei sistemi di difesa (recinzioni, dissuasori, cani da guardiania, quasi sempre forniti gratuitamente proprio nell'ambito dei progetti sopracitati), collaborare sul campo per una sorveglianza ininterrotta persino mediante appositi volontari (esperienza sperimentata con successo in alcuni contesti e lanciata da Coldiretti con l'iniziativa "Ami il lupo? Adotta un pastore") e diffondere conoscenza sia in montagna sia in città.

Perché la natura non è solo morbida e disneyana. Può essere crudele e problematica. Proprio come i lupi e noi esseri umani.

Fonte Piemonte Parchi

  • Giornalista pubblicista dal 2004. Direttore responsabile della testata Sport Communities per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it mtbpassion.it dal 2009 al 2015. Proprietario, responsabile editoriale e autore di outdoorpassion.it, runningpassion.it, snowpassion.it, bici.tv dal 2016. Collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999 per la realizzazione di articoli sul backcountry, cioè snowboard­alpinismo. Collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000 per realizzazione di articoli sul backcountry Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD dal 2002, Giornalista Pubblicista dal 2004 Autore, Responsabile Tecnico e Proprietario della rivista MONTAGNARD FREE PRESS dal 2004 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT (DOGMA srl) nel 2006. Collaboratore della rivista ALP da 2007 al 2010. Collaboratore del sito www.snowboardplanet.it nel 2007. Facebook: Giancarlo Costa

Commenta l'articolo su Twitter...

Può interessarti