Intervista con François Cazzanelli dopo la spedizione al Churen Himal

Di GIANCARLO COSTA ,

La via Princess Cecile Line al Churen West (foto Cazzanelli)
La via Princess Cecile Line al Churen West (foto Cazzanelli)

Il Churen Himal fa parte del massiccio del Dhaulagiri, che si trova in Nepal. Sono 10 le cime di questo massiccio, di cui 3 sono del Churen Himal (Centrale 7385 m, Est 7371 m, Ovest 7371 m). La spedizione Valdostana era composta dal capospedizione e guida alpina Adriano Favre, dalla guida alpina Marco Camandona, dal maestro di sci Emrick Favre, da Alain Marguerettaz purtroppo infortunatosi e François Cazzanelli, Guida Alpina del Gruppo Militare di Alta Montagna nel Centro Sportivo Esercito di Courmayeur. Per François, a soli 23 anni, era la prima spedizione in alta quota extra-europea, nel quale ha vissuto la gioia per una cima e lo scampato pericolo per il soccorso al compagno Alain Marguerettaz, che si era rotto il femore in seguito a una caduta. La via nuova salita da François, da Marco Camandona ed Emrick Favre (e certificata da Elizabeth Hawley) si chiama “Princess Cecile Line”, sul Churen West quota 7000 metri, cima secondaria ma distinta del Churen Himal, si sviluppa su un dislivello di circa 2900 metri di cui 1200 di parete. Al ritorno dalla spedizione, ho intervistato François nella sua Cervinia già imbiancata dalla neve autunnale.

E' stata la tua prima esperienza di alpinismo extra-europeo, com'è nata l'idea di scalare una cima poco conosciuta anche agli addetti ai lavori, piuttosto che salire un classico 8000?

François - L'idea è nata da Adriano Favre, che aveva già fatto altre 2 spedizioni allo Churen Himal, conosceva la zona e ha sempre avuto questo pallino. Me ne ha parlato quando lavoravo in estate al Rifugio Quintino Sella, e man mano che se ne parlava il progetto prendeva forma. Io ero più interessato a questo tipo di esperienza alpinistica più che una via normale su un 8000. Quello che cerco è l'avventura intesa come scoperta di nuovi posti cimentandosi su pareti difficili. Una spedizione su una via normale di un 8000 classico, sulla scia di quelle commerciali, al momento non mi interessa.

Come è stato partire in spedizione con 2 mostri sacri dell'alpinismo valdostano come Adriano Favre, conosciuto anche per le capacità organizzative nel Soccorso Alpino e come organizzatore del Trofeo Mezzalama e Marco Camandona, che di 8000 ne ha saliti già 5?

François - Partire con Adriano Favre, ti scarica da molte responsabilità organizzative, in quanto penso sia il miglior capospedizione che ci sia in Valle d'Aosta e non solo, quindi parti tranquillo perchè sai che l'organizzazione è impeccabile. Con lui sei tranquillo perchè sai che non ti spingerà mai oltre i tuoi limiti, ma allo stesso tempo ti motiva, ti fà fare l'acclimatazione giusta, ti fa attrezzare la montagna senza sbagliare un colpo. Con Marco Camandona è stata dura stargli dietro, perchè era in grande forma, visto che aveva corso un ottimo Tor des Geants che alla fine s'è rivelata una buona preparazione fisica. Senza Marco in questa forma non ce l'avremmo mai fatta ad aprire questa via, stare con lui sulla parete mi dava molto stimolo e motivazione, vista la sua fiducia in un “pivello” come me.

Tu sei nato ai piedi del Cervino e qui hai imparato ad arrampicare. Adesso che sei Guida Alpina del Gruppo Militare di Alta Montagna nel Centro Sportivo Esercito di Courmayeur, frequenti le vie del Monte Bianco. Quali sono state le differenze tra arrampicare sul Cervino ed il Monte Bianco, rispetto al Churen Himal.

François - Per me il Cervino è casa mia. Non è una montagna facile, ma conoscendola molto bene, soprattutto sulle vie classiche, lavorandoci d'estate come Guida Alpina è quasi una “routine”. La soglia di attenzione si abbassa così tanto da sembrare quasi spavaldi. Nel Monte Bianco dipende da dove si va. Ho girato molto questo massiccio, sia nelle zone ancora “selvagge” e poco conosciute, che sui satelliti o sul Capucin, dove magari scalando vedi passare cordate sul ghiacciaio o sulla Tour Ronde. Andare al Churen Himal è tutto diverso, c'eravamo noi e basta, siamo stati 23 giorni da soli e tutto cambia. Per qualsiasi incidente non c'è il soccorso come sulle Alpi, il fattore di rischio cresce in maniera esponenziale, come purtroppo è successo per la caduta di Alain Marguerettaz.

Racconta della cima che avete conquistato, ribattezzata “Princess Cecile Line”

François - Il nome alla linea di salita l'ha dato Marco, dedicata alla sua nipotina Cecilia, che lui chiama “principessa”. L'abbiamo trovata più dura di quello che ci aspettavamo, abbiamo trovato delle condizioni particolari, perchè anche lì i ghiacciai si sono ritirati, quindi la via normale da dove volevamo scendere era impraticabile. Abbiamo dovuto attrezzare la via di discesa con le corde fisse, per superare i passaggi più difficili. Le difficoltà più grosse le abbiamo trovate a quota 5000, con un tiro di roccia di 5°, poi a quota 6400 metri c'è stato un tratto difficile di misto. Le pendenze medie della via sono sui 50°, con tratti a 55°. Però a 7000 metri non è come qua, dove su quelle pendenze quasi si corre, laggiù ogni 15 passi ci si ferma e si tira il fiato. Le cose cambiano e anche la concentrazione può calare, causa la stanchezza dovuta alla quota.

E poi dalla gioia per la cima siete passati a vivere una quasi tragedia, con l'incidente ad Alain Marguerettaz, risolto grazie alle capacità e all'improvvisazione della vostra squadra.

François – Dopo la cima che è stata un'emozione immensa, eravamo tutti quasi con le lacrime agli occhi, fai talmente tanta fatica che quando capisci che hai realizzato la cosa ti prende il magone. Dopo aver salito l’anticima del Churen West, a quota 7000 metri, siamo tornati al Campo base per riposare e tentare di mettere la ciliegina sulla torta, salendo la cima più alta, il Churen Himal. Alain era partito con Marco Camandona e lo sherpa, poi stava ritornando indietro perchè si sentiva stanco ed è caduto, scivolando e rompendosi il femore. Nella sfortuna è andato tutto bene, perchè siamo riusciti a risolverla grazie al fatto che siamo una squadra affiatata e alle capacità organizzative di Adriano e alla bravura di Marco nel non perdere la testa e gestire questa situazione. Tutti abbiamo fatto la nostra parte e si è risolta bene. Veder andar via l'elicottero con Marco, Adriano e l'infortunato Alain è stata un'emozione più forte della cima, perchè in quel momento capisci che il tuo compagno è salvo.

Adesso che sei tornato a casa, quali sono gli obbiettivi dei prossimi mesi, visto che sei un jolly, non solo Guida Alpina ma anche scialpinista-corridore?

François - Adesso cercherò di rimettermi in forma con gli sci, visto che la spedizione mi ha provato e lasciato molta stanchezza. Inizierò a gareggiare verso metà gennaio, la mia idea quest'anno è di fare meno gare ma puntare a quelle prestigiose, come quelle della Grande Course ed i Campionati Italiani, cercando di farle bene e puntare in alto. Poi voglio ricominciare a scalare, ho dei progetti per la primavera che al momento tengo per me.

Primavera in cui ci sarà il Trofeo Mezzalama, che parte davanti a casa tua, un sogno più che una gara

François - Sicuramente si, il Mezzalama è la gara alla quale tengo di più, anche per rifarmi dell'ultima edizione. Rinuncerei al Mezzalama solo se si organizzasse la spedizione della quale non ho parlato. Sarebbe un'occasione che capita una volta nella vita, mentre il Mezzalama in fondo si corre ogni 2 anni.

Oltre ai tuoi compagni vuoi ringraziare qualcun altro per la spedizione.

François - Vorrei ringraziare il Comune di Valtournenche, l'Associazione degli Albergatori Breuil-Cervinia e poi i miei sponsor, la Grivel Mont Blanc, Scarpa, Montura, Salice e il Centro Sportivo Esercito, in particolare il Colonnello Marco Mosso, che mi ha aiutato a realizzare questo sogno.

  • Giornalista pubblicista dal 2004. Direttore responsabile della testata Sport Communities per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it mtbpassion.it dal 2009 al 2015. Proprietario, responsabile editoriale e autore di outdoorpassion.it, runningpassion.it, snowpassion.it, bici.tv dal 2016. Collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999 per la realizzazione di articoli sul backcountry, cioè snowboard­alpinismo. Collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000 per realizzazione di articoli sul backcountry Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD dal 2002, Giornalista Pubblicista dal 2004 Autore, Responsabile Tecnico e Proprietario della rivista MONTAGNARD FREE PRESS dal 2004 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT (DOGMA srl) nel 2006. Collaboratore della rivista ALP da 2007 al 2010. Collaboratore del sito www.snowboardplanet.it nel 2007. Facebook: Giancarlo Costa



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